INCONTRI IMPORTANTI (Antonio G. Fucilone)

STORIA

1 Ottobre 2019


Incontri importanti

 

(di Antonio Gabriele Fucilone)

A Governolo di Roncoferraro, gli abitanti hanno una certa fierezza nel dire che il re degli Unni, Attila, e San Leone Magno Papa si siano incontrati lì. L'incontro avvenne nel 452. La storia, però, potrebbe essere andata in un modo assai diverso.

Lo storico mantovano Gualberto Storti ha fatto delle ricerche che l'hanno portato a sostenere una teoria molto interessante.

Secondo questa teoria,  l'incontro tra il Papa (390-10 novembre 461) ed il sovrano unno (406-16 marzo 453) non sarebbe avvenuto a Governolo ma in una località del Comune di Curtatone, Ponteventuno.

Storti è uno storico preparato che ha lavorato anche nel Parco Archeologico del Forcello.

Egli ha spiegato il tutto anche su "La Gazzetta di Mantova". Io ho anche avuto modo di parlare con lui telefonicamente.

Storti si è rifatto alla testimonianza dello storico bizantino di origine gota Jordanes, che visse nel VI secolo DC.

Jordanes scrisse: "In acrovento Mamboleio, là dove il fiume Mincio era attraversato da una strada molto frequentata". 

Jordanes scrisse ciò tra il 540 ed il 550 DC.

Un altro tassello è rappresentato dagli scritti dello storico di origine longobarda Paolo di Varnefrido (detto Paolo Diacono, 750-799) che scrisse che gli Unni si accamparono ove il fiume Mincio confluiva nel Po.

Il fiume Mincio del V secolo DC era molto diverso da quello attuale.

Ebbene, Storti ha fatto una ricerca con l'ausilio di esperti di idrografia antica e ha scoperto che in passato il fiume Mincio non confluiva nel Po ove confluisce oggi, tra Governolo e Sustinente.

Egli ha scoperto che il Mincio si biforcava in due rami.

Uno di questi rami sfociava nel Mare Adriatico mentre l'altro confluiva nel Po proprio nella zona di Ponteventuno.

Effettivamente, il territorio presenta numerose "collinette", anche qui nella zona di Roncoferraro, quasi ad indicare che in passato vi erano zone paludose e che i vari fiumi scorrevano in modo diverso rispetto ad oggi.

Storti ha identificato la "strada molto frequentata" di cui scrisse Jordanes, con la Via Valeria, che passava per la zona di Curtatone.

Il termine "Mamboleio" è stato identificato con quello della località di Mandoline, che si trova nelle vicinanze.

Anche il nome di Campione, altra località, è stato identificato come "Campo di Leone", ove il Papa avrebbe pernottato.

Dulcis in fundo, il nome di "Ponteventuno" è stato identificato come "Ponte ventu huny", ove "ventu" sta per "adventus", ossia "arrivo".

Letteralmente, la traduzione sarebbe "Ponte dell'arrivo dell'unno". 

Allora, perché si disse che l'incontro tra il Papa ed Attila fosse avvenuto a Governolo?

In realtà, si iniziò a parlare di ciò nel XVI secolo, quando l'architetto dei Gonzaga, Gabriele Bertazzolo (1570-1626), fu impegnato alla conca di Governolo.

Stando a ciò che sostiene Storti, i Gonzaga volevano scalare il Vaticano e perciò dovevano confezione una storia credibile riguardo a quell'incontro che ci fu nel 452.

Inoltre, il volume terzo della "Cronaca universale della città di Mantova" di Federigo Amadei riporta:

"Mirabil cosa e molto degno a notarsi quella sì che il Bertazzoli racconta nel suo libro, pag. 39, stampato colle figure in pianta ed in prospetto di questa grandiosa fabbrica, da lui studiata ed eseguita. Narra che dove oggi è situato Governolo, siavi anticamente stata acqua del mare, imperciocché essendo andato colla zappa ed il badile abbasso quattro braccia e mezzo sotto il pavimento della chiusa, per fare sì che il sostegno nuovo venga ben fondato e che in tempo di siccità non patisca penuria d'acque, come prima pativa in detta chiusa, trovò, scavando terra, una mano di gorra marina massiccia, indurata quant'è un legno, e dentro era aspersa di radici d'àlega e di giunchi marini, i quali sotterra non putrefanno, anzi, talmente erano verdi come se appunto fossero stati posti un giorno avanti".

Che significa questo?

Forse, questi reperti trovati a Governolo da Gabriele Bertazzolo dirci che in passato il centro di Governolo fosse stato comunicante direttamente con il mare?

Dunque, questa tesi potrebbe confermare quanto sostenuto da Storti, come potrebbe smentirlo.

Ricordo che in un tempo molto lontano la Pianura Padano-Veneta fu una parte di mare.

Ora, quanto espresso da Storti non è stato confermato ma non ha ricevuto neppure una smentita.

Tuttavia, qualcosa che potrebbe confermare la tesi di Storti ce l'ho pure io.

Nel 2012, avevo visitato l'Abbazia di San Benedetto in Polirone.

Questa visita era stata organizzata dal Cenacolo Dialettale dei Poeti Mantovani "Al Fogolèr".

Ebbene, Claudio Quarenghi, lo "storico" dell'associazione aveva detto che, al tempo in cui l'abbazia fu realizzata,  Governolo si trovasse all'altezza del Po (o addirittura a sud di esso) e che dipendesse proprio dal cenobio.

Oggi, Governolo si trova all'altezza del Mincio.

Ovviamente, fu deviato il corso del fiume e non il paese.

Inoltre, potrebbe esserci stato un errore di trascrizione (o di traduzione) dell'opera di Jordanes e così "Mamboleio" divenne "Ambuleio", termine che indicherebbe l'Ager Ambulejus, la zona in cui oggi si trova Governolo. 

Comunque, a prescindere da quanto scritto, Governolo resta importante per altri motivi.

Penso (ad esempio) alla battaglia europea che ci fu nel 1526 tra le truppe dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V d'Asburgo, e quella della Lega di Cognac. In questa battaglia fu ferito mortalmente Giovanni dalle Bande Nere (6 aprile 1498-30 novembre 1526).

Quello scontro fu vinto dagli imperiali, i quali calarono su Roma e la saccheggiarono il 6 maggio 1527.

Questa, però, è un'altra storia.

In un certo senso, la storia mostra una certa "ironia". 

L'incontro tra San Leone Magno ed Attila fece sì che quest'ultimo non saccheggiasse Roma.

Gli abitanti di Governolo dicono con orgoglio che esso sia avvenuto nella loro zona ma vi sono dei dubbi a riguardo.

Invece, lo scontro che ci fu veramente a Governolo tra le truppe dell'imperatore Carlo V e quelle della Lega di Cognac (che fu sostenuta ed appoggiata da un altro Papa, Clemente VII) non impedì ai mercenari tedeschi, i famosi lanzichenecchi, di saccheggiare Roma.

Di questo, si parla assai meno nel paese. 

La storia è davvero strana ed "ironica". 

 

 

 



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